Sentire il campo

Una riflessione di Paola Filosa.

Per me riconoscere e sentire il campo ha significato tollerare il caos.
Gradualmente sono scivolata nella scomposizione delle molteplici identificazioni, parti di me,che disancorate da un nucleo (di identità) sono fluttuate  in sospensione nel campo.
Mi sono ritrovata in uno spazio più ampio,fuori dal labirinto di specchi il cui riflesso rimanda sempre le stesse immagini note,scontate intrappolanti.
La rassegnata contentezza del”non sono poi così male”
La vaga disperazione del “non ce la farò mai”
La stolida speranza del”dovrei essere…”

Proprio come nel mito della caverna di Platone,addomesticati dalla paura,creiamo la credenza che la realtà sia il luogo angusto delle certezze
identificabili e identificanti.
Nel nostro campo di processi di ricerca condivisi lo spazio personale, fisico e mentale,sgombrato dalle parti cristallizzate,ha lasciato fluire il movimento
percettivo cosicchè,attraversando la moltitudine delle immagini di cui sono fatta ,ho assaporato l’apertura a più agevoli possibilità di sentirmi e di sentire nascenti dall’incontro con altre immagini emergenti nel campo

L’ultimo giorno nevicava, una neve tardiva che formava velocemente sui rami dei pini uno strato compatto che si poteva presagire poco duraturo.
Ciononostante i fiocchi cadevano separati ma fitti e si posavano annullandosi, determinati nel compito di compattarsi
Questa immagine contrapposta tra solidità e durata mi ha ricollegato all’esperienza vissuta nei 2 giorni precedenti, quando sganciata da un’ immagine di me solidificata,ho abbracciato il coraggio di saltare nel flusso
di correnti emozionali mentali istintive affettive fisiche immaginative emotive presenti nel campo.

Ho sperimentato come le parole che spesso sono usate per costruire campi separati di esistenze singole estraniate nella solitudine possono sostanziarsi se incarnate nella percezione dei “pezzetti” di noi e degli altri modificando il modo in cui le diverse parti si rapportano tra loro.

Cogliere l,interconnessione di tutti questi elementi mi ha fatto sentire parte di un tutto , anche oltre il “nostro campo”.Uno spazio interno dilatato dove il caos trova un ordine in continua modificazione e dove tutte queste parti fluttuanti come fiocchi di neve, possono danzare la scomposizione e la ricomposizione delle forme che col corpo  e con la mente diamo alla nostra
vita.

- Paola Filosa

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